mercoledì 25 gennaio 2012 - 19:50
Quando ho iniziato questa sorta di rubrica 'australiana' non avrei mai pensato di riuscire a portarla fino alle ultime giornate. Invece continuo fortunatamente a trovare tempo (e spunti) per scrivere qualcosa, e gli apprezzamenti ricevuti da più persone mi sono indubbiamente d'aiuto. E quindi, terminata la decima giornata di gare, eccovi, come di consueto, Top 3 e Flop 3.
TRE COSE DA RIVEDERE:
- Errani/Vinci in finale nel doppio. Lo scorso anno il titolo del torneo di doppio femminile se lo aggiudicò Flavia Pennetta, in coppia con la Dulko. Quest'anno l'Italia, oltre alla possibilità di bissare il successo, può addirittura raddoppiare. In finale ci saranno infatti Roberta Vinci (la tarantina è anche in 'semi' nel misto con Bracciali) e Sara Errani, che nonostante la splendida cavalcata nel torneo di singolare - conclusasi oggi con un'onorevole resa contro la numero due del mondo Petra Kvitova - ha trovato il tempo per giocare (e vincere) anche in doppio. Le due, che fra 2010 e 2011 hanno conquistato 5 titoli Wta, giocheranno la prima finale in carriera in un torneo del Grande Slam (è la prima coppia tutta italiana ad arrivarci), e si troveranno di fronte due avversarie tostissime, quali Svetlana Kuznetsova e Vera Zvonareva. Si prospetta un match duro sotto tutti i punti di vista, ma le nostre sono affiatatissime, si adattano benissimo alla specialità, e non hanno alcuna intenzione di fermarsi sul più bello.
- La visita e le parole di Rod Laver. Ospite illustre oggi agli Australian Open. A Melbourne Park era infatti presente niente meno che Rod Laver, il più forte giocatore australiano della storia, vincitore di undici Major (fra i quali tre AO), e capace per due volte (1962 e 1969) di completare il Grande Slam. A 50 anni esatti dalla prima volta che ci riuscì, il 73enne Laver (al quale non a caso è intitolato in campo centrale) ha incontrato Roger Federer e Rafael Nadal, e ha anche rilasciato qualche intervista. Immancabile la domanda su come, secondo lui, i due campioni si sarebbero comportati in campo se si giocasse ancora con le racchette di legno. "Roger si troverebbe molto bene - ha spiegato Laver - perchè ha senso dell'anticipo e un timing naturale sulla palla. Credo invece che Nadal soffrirebbe di più, in quanto usa molta rotazione, e con delle racchette più piccole farebbe più fatica, non potrebbe usare la racchetta come una frusta". Confermata quindi la tesi (condivisibile) del mio amico Corrado Erba, anche se, ha proseguito Laver, "Nadal avrebbe avuto un suo stile anche con i telai di legno". E se lo dice lui...
- Il rendimento incredibile di Murray in risposta. Che la ribattuta sia una delle migliori qualità di Andy Murray è risaputo, ma la statistica messa in evidenza da Mike Dickson, giornalista del Daily Mail, ha quasi dell'incredibile. Lo scozzese ha infatti avuto almeno una palla-break in ogni game di risposta dal 2-0 del secondo set contro Michael Llodra, al 4-2 del primo della sfida odierna contro Kei Nishikori. Diciotto (!) game di risposta consecutivi con l'occasione di strappare il servizio all'avversario, prima Llodra, poi Kukushkin e quindi Nishikori. Purtroppo non so se si tratti di un record, ma, almeno per un torneo del Grande Slam, credo proprio di sì. Vedremo come si comporterà venerdì contro Djokovic.
TRE COSE DA NON RIVEDERE:
- Il match Djokovic-Ferrer. Brutto, bruttissimo, specialmente per essere un quarto di finale di un torneo così importante. Nessuna giocata degna di nota, poche emozioni, e tantissimi scambi terminati con errori piuttosto banali da ambo le parti. Lo spagnolo ha fatto registrare 36 gratuiti e soli 18 vincenti (la metà), mentre il serbo ha fatto leggermente meglio, ma ha comunque chiuso con un saldo negativo (39 'unforced' contro 35 'winners'). Questi dati basterebbero da soli per evidenziare la qualità non eccellente del match, ma questa trova un'ulteriore conferma nel fatto che Ferrer, pur commettendo un numero di errori davvero eccessivo (specialmente per uno come lui), è riuscito a rimanere agganciato al numero uno del mondo per due set. A.A.A. Bel tennis cercasi.
- Le dichiarazioni evitabili di Jim Courier. Intervenuto a un programma in onda su Channel 7, canale australiano che strasmette il torneo di Melbourne, l'ex numero uno del mondo - che vediamo intervistare gli atleti nella Rod Laver Arena alla fine degli incontri - ha sparato a zero contro Ivan lendl, nuovo allenatore di Andy Murray. "Alla base della collaborazione tra Ivan e lo scozzese c'è una ragione economica. Negli ultimi 15 anni a Lendl non è stato permesso guadagnare soldi, in quanto incassava l'assicurazione di invalidità. Questo è l'unico motivo per cui è tornato solo ora sulla scena tennistica". Prontissima, e stizzita, la risposta del ceco: "è ridicolo, Jim non dovrebbe dire cose del genere. Quello che ha detto è sbagliato e le informazioni che ha ricevuto non sono corrette". Che Courier non abbia ancora digerito le quattro nettissime sconfitte subìte, fra 1989 e 1991, dall'ex campione ceco?
- Il solito incontrastato dominio dei 'Fab Four'. Come all'ultimo Us Open, come all'ultimo Roland Garros. E se Federer non si fosse 'suicidato' a Wimbledon, e Nadal non avesse avuto problemi fisici lo scorso anno, questo sarebbe il quinto Major consecutivo con gli stessi semifinalisti. Splendido per il bene del torneo, ineguagliabile per il pubblico, ma francamente un po' noioso. Negli altri tornei non li si nota così tanto (forse perchè le ambizioni di qualcuno sono diverse?) ma nei Major è lampante. Il dislivello fra questi quattro, e tutti gli altri, è abissale. Lo dimostra il fatto che Djokovic, Nadal e Murray abbiano perso un solo set in cinque match, Federer manco quello. Si pensava che Del Potro potesse battagliare con Roger, invece non l'ha minimamente infastidito. E con Tsonga che si autoelimina (o quasi), il più vicino ai migliori è, come al solito, il poco considerato Ferrer. Un Davydenko con un po' meno tennis e tanto fisico in più. Lo spagnolo non raggiungerà probabilmente mai i picchi di rendimento, ma in quanto a scarso interesse dei media l'ha già superato. Basti pensare che, dopo la vittoria contro Gasquet (che gli è valsa i quarti di finale), alla sua conferenza stampa erano presenti non più di cinque (cinque!) giornalisti. leggi tutto »
